Origini del caffè

Lo gustiamo tutti i giorni, addirittura più volte al giorno, aiuta il nostro umore e la nostra concentrazione; è da subito diventato un momento di pausa e distrazione oltre che una pura bevanda con cui intervallare la giornata. Dopo il mio tutorial su come usare la cuccumella e la moka, eccomi qui a raccontarti le origini del caffè: uno degli ingredienti più conosciuti e consumati al mondo!

Origini del caffè

Origini del caffè: storia e produzione

Etimologia

Il nome stesso del caffè deriverebbe dall’arabo “qahwa”, diventato “kahve” in Turchia e successivamente caffè da noi. Alcuni studiosi tuttavia non seguono questo percorso etimologico; fanno risalire il termine da Caffa, regione dell’Etiopia, uno dei Paesi produttori che tuttora primeggiano.

Origini

Sebbene il mitico Pellegrino Artusi, nel suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene, annoveri la nascita del caffè nello Yemen – precisamente nella regione Mokha – questa informazione potrebbe essere contestabile.

Altri studi ripercorrono l’Etiopia, altri ancora il Brasile e il Vietnam. Resta il fatto che questi semi appartenenti alle Rubiaceae hanno fatto il giro del mondo già in epoche lontanissime. Già i popoli antichi consumavano bevande amare e scure ottenute dalla macinazione e filtrazione, dalle proprietà antiossidanti ed energizzanti.

Attualmente, secondo i rapporti di ICO ovvero l’International Coffee Organization, il Brasile è in pole position come maggiore Paese produttore di caffè. Vietnam, Colombia ed Indonesia a seguire subito dopo. Etiopia, India, Ecuador, Guatemala e altri sono invece annoverati su stime variabili di anno in anno.

Tostatura e macinatura

Il chicco del caffè non ha minimamente l’aspetto marrone scuro che tutti conosciamo: è verde, in bacca. Dopo la raccolta viene sottoposto ad un controllo di qualità e, superate le fasi precedenti, tostato. La tostatura è un processo durante il quale il chicco viene arrostito a temperature superiori ai 200°. Solo dopo questo fondamentale passaggio il caffè è pronto alla macinatura.

La macinatura può avvenire a tostatura effettuata, per eliminare tutta l’acqua in eccesso contenuta nel chicco e per far emergere il tipico aroma. Esistono infinite possibilità di macinazione, anche in commercio, ma ti consiglio di acquistarla nelle torrefazioni: qui sanno consigliarti e, teoricamente, garantirti la qualità migliore.

Attento, come sempre, a etichettature e indicazioni: spesso il caffè arabica non è 100% arabica ma miscela di più tipologie di caffè! Te ne parlo tra un paio di righe.

Origini del caffè: le due macro famiglie

Anche se non è del tutto corretto parlare di varietà o tipologie, ma di specie, le due più diffuse sono l’arabica e la robusta. Da entrambe nascono decine di varietà.

  • Arabica. Questa specie è originaria dell’Etiopia ed è caratterizzata da percentuali di caffeina piuttosto basse rispetto alle altre. Essendo autoimpollinante, la sua coltivazione ha preso subito piede anche in altre zone. All’olfatto e al gusto è piuttosto dolce con punte acidule.
  • Robusta. Il nome corretto è coffea canephora ed è originaria dell’Africa tropicale. La sua coltivazione è relativamente recente rispetto all’arabica e la sua adattabilità a climi umidi la rendono anche più economica. La percentuale di caffeina è decisamente superiore e, soprattutto dopo la tostatura, è caratterizzata da persistenti note cioccolato.

Il caffè in cucina

Come ti racconto nel mio tutorial sui tipi di caffè, nel mondo ogni Paese ha una o più miscele o modi per gustare il caffè. Basti pensare alla decennale diatriba tutta italiana tra espresso e americano! Oltre che come puro drink caldo, io amo il caffè anche per la sua versatilità in cucina. Qualche esempio? Dal classico tiramisù, alla bavareisa, alla buonissima merenda garantita dai cupcake al cappuccino.

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